lunedì 15 giugno 2009

Ragioni differenze salariali


da: http://ec.europa.eu/social/main.jsp?catId=682&langId=it

Esistono diversi fattori complessi e spesso correlati fra loro in grado spiegare l’esistenza del divario di retribuzione tra donne e uomini.


Discriminazione diretta
A volte le donne percepiscono un salario inferiore rispetto a colleghi uomini che svolgono lo stesso lavoro (questo fattore giustifica soltanto in minima parte l’esistenza del divario di retribuzione fra uomini e donne, data l'efficacia della legislazione comunitaria e nazionale in materia).


Sottovalutazione del lavoro delle donne
Le donne ricevono frequentemente una retribuzione inferiore a quella percepita da uomini che svolgono un lavoro di pari valore. Una delle cause principali è costituita dal modo in cui vengono valutate le competenze delle donne rispetto a quelle degli uomini.
I lavori che richiedono competenze, qualifiche o esperienze simili tendono a essere scarsamente retribuiti e sottovalutati se svolti principalmente da donne anziché da uomini. Ad esempio, gli addetti alla cassa dei supermercati (professione svolta principalmente da donne) percepiscono una retribuzione inferiore rispetto ai dipendenti impegnati nella rifornitura degli scaffali o in altre mansioni che richiedono una maggiore forza fisica (soprattutto uomini).
Inoltre, anche la valutazione del rendimento e, conseguentemente, il livello di retribuzione e l’avanzamento di carriera possono essere oggetto di discriminazioni a vantaggio degli uomini. Ad esempio, laddove donne e uomini siano parimenti qualificati, può avvenire che la responsabilità del capitale possa essere valorizzata maggiormente rispetto alla responsabilità delle persone.


Segregazione nel mercato del lavoro
Il divario di retribuzione tra donne e uomini è accentuato anche dalla segregazione nel mercato del lavoro. Donne e uomini tendono tuttora a lavorare in ambiti diversi. Da una parte, è vero che le donne e gli uomini spesso predominano in settori diversi, dall’altra, all’interno dello stesso comparto o della stessa azienda, le donne svolgono principalmente professioni meno retribuite e meno considerate.
Le donne vengono spesso impiegate in settori in cui il loro lavoro è meno considerato e retribuito rispetto a quelli a predominanza maschile. Più del 40% delle donne occupa un posto di lavoro in settori quali la sanità, l’istruzione e la pubblica amministrazione: una percentuale doppia rispetto alla quota di uomini attiva negli stessi ambiti. Prendendo in esame il solo settore della sanità e dell’assistenza sociale, si rileva che l’80% degli impiegati in questo comparto è costituito da donne.
Le donne, inoltre, trovano più spesso impiego come assistenti amministrative, commesse o in posti di lavoro non qualificati o scarsamente qualificati: si tratta di occupazioni che costituiscono quasi la metà della forza lavoro femminile. Molte donne svolgono infatti attività lavorative scarsamente retribuite come, ad esempio, lavori di pulizia o di assistenza.
Le donne sono sottorappresentate nelle posizioni manageriali e direttive: ad esempio, rappresentano appena il 32% dei direttori delle aziende dell’UE, il 10% dei membri dei consigli di amministrazione delle principali aziende e il 29% del totale di scienziati e ingegneri di tutta Europa.


Tradizioni e stereotipi
La segregazione è spesso collegata a tradizioni e stereotipi. Sebbene in alcuni casi le scelte personali abbiano un ruolo, le tradizioni e gli stereotipi possono ad esempio influenzare la scelta degli indirizzi di studio e, conseguentemente, le carriere professionali intraprese da donne giovani e adulte.
Malgrado il 55% degli studenti universitari sia rappresentato da donne, queste costituiscono una minoranza in campi quali la matematica, l'informatica e l'ingegneria.
Solo 8,4 donne su 1.000 nella forbice di età tra i 20 e i 29 anni hanno conseguito una laurea in matematica o presso facoltà scientifiche e tecnologiche (in confronto a 17,6 uomini).
Ne consegue un numero minore di donne impiegate in lavori scientifici e tecnici, un fattore che in molti casi porta le donne a lavorare in settori dell'economia meno considerati e meno retribuiti.
A causa di tali tradizioni e stereotipi, ci si aspetta che le donne riducano il proprio orario di lavoro o abbandonino il mercato del lavoro per occuparsi dell’assistenza ai bambini o agli anziani.
Conciliazione tra vita professionale e vita privata
Quando si tratta di riuscire a conciliare la vita privata e la vita professionale, le donne si imbattono in maggiori difficoltà rispetto agli uomini.
La ripartizione delle responsabilità familiari e assistenziali non avviene ancora equamente: il compito di prendersi cura dei familiari a carico, infatti, viene principalmente assunto dalle donne. A usufruire del congedo parentale sono molto più spesso le donne rispetto agli uomini. Questa situazione, unita alla mancanza di strutture assistenziali per bambini e anziani, fa sì che molte donne si vedano spesso costrette ad abbandonare il mercato del lavoro: il tasso di occupazione delle donne con figli a carico è di appena il 62,4% rispetto al 91,4% degli uomini nella stessa situazione.
Sebbene il lavoro a tempo parziale possa essere una scelta personale, le donne vi ricorrono più frequentemente per riuscire a conciliare le responsabilità lavorative con quelle familiari. L’esistenza di un divario retributivo appare evidente se si osservano le differenze in termini di retribuzione oraria tra lavoratori a tempo parziale e dipendenti a tempo pieno. In tutta Europa, le donne che svolgono un'attività professionale a tempo parziale sono più di un terzo del totale, rispetto ad appena l’8% degli uomini. Più di tre quarti dei lavoratori a tempo parziale totali sono donne.
Di conseguenza le donne sono soggette a più interruzioni di carriera o hanno un orario di lavoro ridotto rispetto agli uomini. Ciò può incidere negativamente sulla loro carriera professionale o sulle loro prospettive di promozione: un fattore, questo, che si traduce anche in percorsi lavorativi meno gratificanti in termini finanziari.

1 commento: