venerdì 26 giugno 2009

Donne al board? Solo il 6%

Se la Lehman Brothers si fosse chiamata Lehman sisters, con ogni probabilità oggi non saremmo ridotti così male. Le donne sono meno propense a prendersi rischi ec­cessivi. Con più 'sorelle' nei consigli d’am­ministrazione che contano, chissà, forse la crisi non sarebbe così severa».L’ipotesi è di Simona Cuomo, responsabi­le dell’Osservatorio sul diversity manage­ment (gestione della differenza) della Sda Bocconi. Certo verificarne la validità ancora per molto tempo sarà impossibile. Per un motivo molto semplice: le donne nei board che pesano restano pochissime. Per la preci­sione, se si prendono in considerazione le società quotate in Borsa, i componenti dei Cda sono in tutto 2.831. Di questi 2.664 so­no gli uomini e solo 167 le donne, pari al 5,9% del totale.I dati, aggiornati al 31 dicembre 2008, so­no frutto di un’analisi condotta Simona Cuomo e Adele Mapelli della Sda Bocconi. Tra le righe si legge anche che il 57% dei bo­ard che contano sono tutti al maschile. Nemmeno l’ombra di un tailleur. Altri spun­ti di riflessione vengono da un’analisi più approfondita delle presenze nei board. Le donne nei consigli di amministrazione spes­so appartengono alla famiglia proprietaria dell’azienda. È il caso, per esempio, dell’As Roma spa, di Benetton group, di Arnaldo Mondadori editore, di Caltagirone editore, Damiani, De Longhi...L’elenco potrebbe continuare ancora a lungo. Alcuni nomi di consigliere — come fanno notare le ricercatrici della Sda Bocco­ni — ricorrono più volte nei cda di diverse aziende (Azzurra Caltagirone, Emma Marce­gaglia, Jonella Ligresti, Giulia Ligresti, Mari­na Berlusconi). Togliendo le duplicazioni, il dato risulterebbe decisamente inferiore ri­spetto al pur basso 5,9% citato sopra. Le donne amministratore delegato sono 15, di queste ben 11 risultano affiancate da un al­tro manager nello stesso ruolo.
«Nonostante il quadro non sia confortan­te, esistono alcuni casi di eccellenza di aziende con un consiglio di amministrazio­ne femminile per almeno il 25% dei posti», osserva Simona Cuomo. Si tratta, in partico­lare, di Caleffi (50%), Nova Re (40%), Best Union Company (37,5%), As Roma (36,4%), Amplifon (28,6%), Bastogi (28,6%), Poligra­fici editoriale (28,6%), Milano assicurazioni (26,3%). Basic Net, Cembre, Damiani, So­cotherm, Stefanel e Toscana Finanza si fer­mano al 25%. «Come osservatorio sul diver­sity management ci siamo posti l’obiettivo di stilare un elenco di donne escluse dai cda ma con altissimi livelli di competenza», con­clude Simona Cuomo. Un modo per mette­re il problema sotto gli occhi di tutti.
Rita Querzè
copiato dal Corriere della Sera del 25 giugno

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