Se la Lehman Brothers si fosse chiamata Lehman sisters, con ogni probabilità oggi non saremmo ridotti così male. Le donne sono meno propense a prendersi rischi eccessivi. Con più 'sorelle' nei consigli d’amministrazione che contano, chissà, forse la crisi non sarebbe così severa».L’ipotesi è di Simona Cuomo, responsabile dell’Osservatorio sul diversity management (gestione della differenza) della Sda Bocconi. Certo verificarne la validità ancora per molto tempo sarà impossibile. Per un motivo molto semplice: le donne nei board che pesano restano pochissime. Per la precisione, se si prendono in considerazione le società quotate in Borsa, i componenti dei Cda sono in tutto 2.831. Di questi 2.664 sono gli uomini e solo 167 le donne, pari al 5,9% del totale.I dati, aggiornati al 31 dicembre 2008, sono frutto di un’analisi condotta Simona Cuomo e Adele Mapelli della Sda Bocconi. Tra le righe si legge anche che il 57% dei board che contano sono tutti al maschile. Nemmeno l’ombra di un tailleur. Altri spunti di riflessione vengono da un’analisi più approfondita delle presenze nei board. Le donne nei consigli di amministrazione spesso appartengono alla famiglia proprietaria dell’azienda. È il caso, per esempio, dell’As Roma spa, di Benetton group, di Arnaldo Mondadori editore, di Caltagirone editore, Damiani, De Longhi...L’elenco potrebbe continuare ancora a lungo. Alcuni nomi di consigliere — come fanno notare le ricercatrici della Sda Bocconi — ricorrono più volte nei cda di diverse aziende (Azzurra Caltagirone, Emma Marcegaglia, Jonella Ligresti, Giulia Ligresti, Marina Berlusconi). Togliendo le duplicazioni, il dato risulterebbe decisamente inferiore rispetto al pur basso 5,9% citato sopra. Le donne amministratore delegato sono 15, di queste ben 11 risultano affiancate da un altro manager nello stesso ruolo.
«Nonostante il quadro non sia confortante, esistono alcuni casi di eccellenza di aziende con un consiglio di amministrazione femminile per almeno il 25% dei posti», osserva Simona Cuomo. Si tratta, in particolare, di Caleffi (50%), Nova Re (40%), Best Union Company (37,5%), As Roma (36,4%), Amplifon (28,6%), Bastogi (28,6%), Poligrafici editoriale (28,6%), Milano assicurazioni (26,3%). Basic Net, Cembre, Damiani, Socotherm, Stefanel e Toscana Finanza si fermano al 25%. «Come osservatorio sul diversity management ci siamo posti l’obiettivo di stilare un elenco di donne escluse dai cda ma con altissimi livelli di competenza», conclude Simona Cuomo. Un modo per mettere il problema sotto gli occhi di tutti.
Rita Querzè
copiato dal Corriere della Sera del 25 giugno
venerdì 26 giugno 2009
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