Temono di perdere il lavoro a causa della crisi economica. Hanno fiducia nelle imprese, ma non si fidano delle banche. Soprattutto, sarebbero disposte a pagare più tasse in cambio di una maggiore offerta di servizi. E’ il profilo delle donne che emerge dall’indagine promossa dalle Acli, ‘Donne: uno sguardo diverso sull’economia?’, presentata a Roma in occasione di un seminario organizzato dal Dipartimento Welfare, il Coordinamento donne e i Giovani delle Acli. Credono nel welfare e hanno alte aspettative nei confronti delle politiche pubbliche le donne interviste, oltre mille in 48 province italiane. Tanto che ben due su tre (67%) sarebbero disposte a pagare persino più tasso a fronte di più servizi. E, tra questi, soprattutto servizi per l’infanzia (40%). Nella vita quotidiana, in particolare, le donne vorrebbero poter beneficiare di più congedi lavorativi per conciliare famiglia e lavoro (41%).
Mentre, parlando di previdenza, sono nettamente contrarie (63%) all’innalzamento dell’età pensionabile per le lavoratrici, perché ritengono necessario considerare tutto il percorso lavorativo femminile e non solo la sua conclusione (40%), ma anche il maggiore carico che comunque grava sulla donna per la cura della famiglia (23%). Tra la minoranza che invece si dice d’accordo, l’11% ritiene che l’allineamento dell’età pensionabile femminile a quella maschile sia un segno di parità, il 4% pensa che in questo modo le pensioni delle lavoratrici sarebbero più alte, mentre il 21% accetterebbe di andare in pensione più tardi solo se ciò comportasse maggiori servizi per la cura della famiglia. In generale, però, la maggioranza delle intervistate ritiene che servizi fondamentali come quello sanitario nazionale non debbano essere privatizzati ma restare pubblici (60% contro il 24% che invece è d’accordo).
Ma pesa l’incertezza della crisi economica: un terzo delle donne interpellate giudica ‘molto probabili’ in un prossimo futuro la perdita del posto di lavoro (36%) e i problemi per arrivare a fine mese (33%). E le giovani tra i 18 e i 30 anni sembrano più preoccupate delle loro mamme per la situazione economica (47% contro 37%). Non solo. Se la maggior parte delle donne dichiara di avere ‘abbastanza fiducia’ (60%), se non addirittura ‘molta’ (8%), nelle piccole e medie imprese, ne hanno tuttavia ‘poca’ (51%) o ‘per niente’ (28%) nei confronti delle banche. Una generale sfiducia prevale anche verso le istituzioni di rappresentanza politica: fa eccezione l’Unione europea, avvertita però più come istituzione di tutela, che fa registrare un livello di affidamento elevato (55%).
Infine, le donne reclamano la necessità di una maggiore informazione sui temi economici (37%), ma soprattutto vorrebbero più forme di partecipazione da parte dei cittadini alle decisioni in materia di economia (48%). Per il 46% del campione, infatti, l’economia è un sistema generale di attività realizzate da persone, organizzazioni e istituzioni insieme; solo per il 26% l’economia consiste unicamente nel far quadrare il bilancio familiare.
23/03/2009
copiato da: http://www.labitalia.com/articles/Approfondimenti/25730.html
lunedì 22 giugno 2009
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