
Quando si tratta di classifiche internazionali, siamo abituati a vedere il nostro Paese nella parte bassa, se non all' ultimo posto. Ma di recente è uscito un dato che getta una luce sulla altrimenti cattiva fama dell' Italia, che è risultata «maglia rosa» nel divario delle retribuzioni tra uomini e donne.
Secondo i dati della Commissione Europea forniti dall' ufficio di Rappresentanza a Milano, le donne guadagnano in media circa il 17,4% in meno degli uomini in Europa. Ma l' Italia è, tra i 27 Paesi dell' Unione, quello dove la differenza salariale tra uomini e donne è minore: soltanto il 4,4%. Almeno secondo i dati europei che si riferiscono al 2007, in Italia la discriminazione salariale è minima. In pratica saremmo campioni di pari opportunità, almeno per quanto riguarda il riconoscimento economico del lavoro.
Ma è vera gloria? Forse no, anche se la tendenza in questo ambito va verso il miglioramento. «Il motivo per cui la differenza salariale è bassa - spiega Giovanna Brambilla, capo della società di cacciatori di teste Value Search - sta nel fatto che nel nostro Paese molte donne lavorano in settori dove lo stipendio è determinato per legge. Sono per esempio dipendenti pubbliche, della scuola, infermiere. Ma se guardiamo ad altri lavori soprattutto nella fascia media o alta le differenze di retribuzione ci sono: a parità di qualifiche, anni di esperienza e capacità, si tratta del 15-20%». Infatti, anche secondo i dati europei, oltre il 40% delle donne lavora in settori con livelli salariali inferiori come sanità, istruzione e pubblica amministrazione. La loro occupazione nei settori chiave è ancora su livelli insoddisfacenti: il 90% dei membri dei consigli di amministrazione delle società più importanti è composto da uomini. E questo anche se la percentuale di donne laureate è del 59%, quindi superiore a quella degli uomini. Eppure sono quasi 35 anni che l' Europa si sta muovendo.
La prima direttiva europea che proibiva qualsiasi discriminazione tra uomini e donne in tutti gli aspetti legati alla retribuzione risale al 1975. Ma anche in questo caso non mancano comunque tendenze positive: perfino nei settori più difficili per le carriere in rosa, come le direzioni finanza o acquisti, una volta che una donna riesce ad affermarsi, il gioco è fatto. La retribuzione può salire. E la negoziazione diventa un fatto individuale.
Fausta Chiesa
copiato dal coirriere della Sera Pagina 39(27 marzo 2009) - Corriere della Sera
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