domenica 7 giugno 2009

Controller è donna


Il Presidente di Harvard nonché ex segretario al tesoro di Bill Clinton, Lawrence Summers, fu costretto a presentare le sue scuse. Durante una conferenza a Cambridge nel 2005 affermò che «differenze biologiche innate tra donne e uomini fanno sì che le prime eccellano meno dei secondi in carriere legate alla matematica e alle materie scientifiche». Ne scaturì un putiferio e seguirono saggi e interventi a dimostrazione del contrario. Eppure il luogo comune che vede le donne impegnate di più in carriere legate a materie umanistiche, continua a persistere. Anche se qualcosa sta cambiando. E non si tratta solo di ricerche di tipo scientifico, ma di pratica vera e propria, riscontrabile nel mondo del lavoro.
Il controllo di gestione ad esempio, a cui fa capo una figura chiave come quella del controller, si sta trasformando. Questo professionista che riferisce normalmente a un Direttore controllo di gestione o a un Chief financial officer, ha la responsabilità di garantire il controllo economico dell' azienda o di alcuni suoi settori. Può guadagnare dai 35 mila euro lordi l' anno ad inizio carriera fino ad arrivare anche a 65 mila euro quando assume la supervisione di tutta l' area finance. Il controller analizza i dati di consuntivo economici, quantitativi e qualitativi, individua i driver e gli indicatori di performance, fino ad attivare, quando necessario, azioni di contenimento dei costi. Un ruolo insomma che ha a che fare con i numeri e, seguendo la teoria Summers, dovrebbe essere ricoperto solo da uomini. Ma ultimamente, non solo le competenze di questa figura si sono evolute tanto da creare in azienda una funzione specifica, ma oggi a parità di competenze tecniche, viene preferito per questa mansione un candidato con spiccate doti relazionali e di comunicazione. Ossia una donna. «Il controller è una figura con un ruolo sempre più importante», spiega Sandro Sereni, senior partner di Mps «deve monitorare l' andamento del business attraverso dati, produrre reportistica ad hoc sull' andamento della società. Ma non solo», continua Sereni, «sono fondamentali le doti di analisi, sintesi ma soprattutto di comunicazione e previsione. Perché il controller deve saper trasformare i numeri in informazioni e suggerimenti da dare al capoazienda. E questo tipo di caratteristiche fa sì che ci siano sempre più donne a ricoprire questa mansione».
In Mps infatti, società di consulenza specializzata nella ricerca di quadri e dirigenti, il database di controller è per il 50% rosa, quindi con candidati di sesso femminile. Idem per Michael Page dove la divisione finance è per metà costituita da donne. «E' la stessa figura del controller che si è evoluta nel tempo facilitando il reclutamento di donne» dice Francesca Caricchia, direttore della sede romana di Michael Page, «in passato era un contenitore di numeri, che si occupava di budget, reportistica, ora invece il controller è molto più versatile, si occupa anche di marketing strategico». E le conferme di questa tendenza tutta rosa arrivano dalle aziende stesse. In L' Oréal, ad esempio, l' unità di controllo di gestione della divisione prodotti di lusso è formata per metà da controller donna: «La nostra è un' azienda prevalentemente rivolta al mondo femminile», spiega Paola Boromei direttore Risorse umane divisione prodotti di lusso, «ma per il controllo di gestione non è stata una scelta volontaria». Anche se, spiega ancora la Boromei, «ora sono previste per questa mansione attitudini tipicamente femminili. Come la precisione, l' attenzione al dettaglio, il rigore, senza nulla togliere ai colleghi uomini». «È un lavoro che esige rigore, pazienza, meticolosità», aggiunge Lucia Ariano, responsabile della Direzione controllo di gestione Banca Intesa Sanpaolo «tutte caratteristiche riscontrabili anche nelle donne che con la loro intuitività e velocità di pensiero danno una connotazione ancora più particolare a questa figura». Ma per Ariano l' evoluzione di questa professione è legata anche al cambiamento del mercato, che vede sempre più donne occuparsi di attività legate al supporto del management.
«Non è vero che non abbiamo dimestichezza con i numeri», esordisce Tiziana Ciracò, responsabile area Amministrazione e controllo di Tiscali, «ora la maggior parte degli iscritti alle facoltà di matematica è donna, ad esempio. E poi - spiega ancora la Ciracò - è proprio la professione del controller a prevedere requirement prettamente femminili, come la capacità di mediazione». Summers insomma, che nel 2005 con il suo discorso provocò indignate reazioni nel mondo accademico statunitense e non, dovrà rassegnarsi: il binomio numeri e donne sta diventando sempre più un assioma possibile.


di Corinna De Cesare Corriere della Sera

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