
Management della crisi: impariamo dalle donne
Quali competenze sono richieste ai managers per uscire dalla crisi? Di quali conoscenze, capacità ed attitudini hanno bisogno per superare il momento di grande difficoltà che molte imprese stanno vivendo?
La situazione congiunturale e le previsioni macroeconomiche dei prossimi 12-18 mesi lanciano una sfida profonda ai nostri managers e tracciano un solco netto rispetto alle altre crisi e sfide sostenute fino ad oggi. Mentre infatti le precedenti crisi (dall'inizio del ‘900) sono state determinate da fattori specifici (guerre, petrolio, etc.) facilmente individuati e, seppur con i tempi necessari ad una riconversione, contrastati, l'attuale oltre ad avere dimensioni colossali nella sua valorizzazione economico-finanziaria ha anche un'estensione colossale nei suoi fattori.
In altri termini non è crollato "il petrolio", "il mercato immobiliare", "il mercato finanziario". E' crollato un modo di fare economia, di produrre profitti, di fare "utili", un modo di "vivere" in termini economici e sociali. Ecco allora che nel momento in cui si mette in discussione il sistema operativo, il cosiddetto "modus operandi" degli ultimi decenni, si mette in discussione il sistema di valori che si era consolidato. E il sistema di valori che si era consolidato e che è andato in crisi era un sistema (come ormai noto a tutti) fondato sulla menzogna, sulla truffa, sull'apparenza, sul "tutto e subito", sulla crescita continua, sulle "stock option", sulle rendite di posizione (anche nei paesi più liberisti - vedasi gli USA con le sue case automobilistiche).
Come uscire da questa crisi?
In linea generale e conseguente alle suddette affermazioni (peraltro ormai condivise da molti a livello politico, economico e sociale) occorre sostituire l'attuale sistema di valori con un altro. In altri termini ciò di cui si ha bisogno in questo momento è un cambiamento di cultura. Una rifondazione culturale del mondo occidentale che iniettando valori vecchi e nuovi, ma comunque diversi, innovi e rinnovi il "modus operandi" a partire dai suoi segmenti più trainanti: le imprese.
In questa gara d'innovazione e di ricerca naturalmente tutti sono chiamati a dare il loro contributo: intellettuali, politici, imprenditori, managers, lavoratori. Ed è solo dal contributo di questi soggetti che a mio avviso si può concretamente realizzare, nel medio periodo, quel cambiamento culturale auspicato prodromo al superamento della crisi. Il rischio è altissimo e va ben oltre la crisi congiunturale che stiamo vivendo ed alle previsioni dei prossimi mesi. Il rischio strategico e di lungo periodo è la scomparsa della civiltà occidentale che, come puntualmente ed in tempi non sospetti rilevò ormai diversi anni fa Piero Ottone, presenta sintomi preoccupanti di decadenza ed analogie con la sintomatologia rilevata in civiltà scomparse nei secoli passati.
Ma passando dallo scenario, dalle cause e dalle prospettive più profonde della crisi che stiamo attraversando alla contestualizzazione più operativa del mondo del lavoro: come possono i managers uscire dalla crisi? Quale contributo possono fornire alle loro imprese? Di quali competenze hanno bisogno?
La situazione congiunturale e le previsioni macroeconomiche dei prossimi 12-18 mesi lanciano una sfida profonda ai nostri managers e tracciano un solco netto rispetto alle altre crisi e sfide sostenute fino ad oggi. Mentre infatti le precedenti crisi (dall'inizio del ‘900) sono state determinate da fattori specifici (guerre, petrolio, etc.) facilmente individuati e, seppur con i tempi necessari ad una riconversione, contrastati, l'attuale oltre ad avere dimensioni colossali nella sua valorizzazione economico-finanziaria ha anche un'estensione colossale nei suoi fattori.
In altri termini non è crollato "il petrolio", "il mercato immobiliare", "il mercato finanziario". E' crollato un modo di fare economia, di produrre profitti, di fare "utili", un modo di "vivere" in termini economici e sociali. Ecco allora che nel momento in cui si mette in discussione il sistema operativo, il cosiddetto "modus operandi" degli ultimi decenni, si mette in discussione il sistema di valori che si era consolidato. E il sistema di valori che si era consolidato e che è andato in crisi era un sistema (come ormai noto a tutti) fondato sulla menzogna, sulla truffa, sull'apparenza, sul "tutto e subito", sulla crescita continua, sulle "stock option", sulle rendite di posizione (anche nei paesi più liberisti - vedasi gli USA con le sue case automobilistiche).
Come uscire da questa crisi?
In linea generale e conseguente alle suddette affermazioni (peraltro ormai condivise da molti a livello politico, economico e sociale) occorre sostituire l'attuale sistema di valori con un altro. In altri termini ciò di cui si ha bisogno in questo momento è un cambiamento di cultura. Una rifondazione culturale del mondo occidentale che iniettando valori vecchi e nuovi, ma comunque diversi, innovi e rinnovi il "modus operandi" a partire dai suoi segmenti più trainanti: le imprese.
In questa gara d'innovazione e di ricerca naturalmente tutti sono chiamati a dare il loro contributo: intellettuali, politici, imprenditori, managers, lavoratori. Ed è solo dal contributo di questi soggetti che a mio avviso si può concretamente realizzare, nel medio periodo, quel cambiamento culturale auspicato prodromo al superamento della crisi. Il rischio è altissimo e va ben oltre la crisi congiunturale che stiamo vivendo ed alle previsioni dei prossimi mesi. Il rischio strategico e di lungo periodo è la scomparsa della civiltà occidentale che, come puntualmente ed in tempi non sospetti rilevò ormai diversi anni fa Piero Ottone, presenta sintomi preoccupanti di decadenza ed analogie con la sintomatologia rilevata in civiltà scomparse nei secoli passati.
Ma passando dallo scenario, dalle cause e dalle prospettive più profonde della crisi che stiamo attraversando alla contestualizzazione più operativa del mondo del lavoro: come possono i managers uscire dalla crisi? Quale contributo possono fornire alle loro imprese? Di quali competenze hanno bisogno?
In precedenti articoli (Il potere manageriale - Il manager è liquido?) mi sono già soffermato sulle competenze manageriali che sono soggette a continue implementazioni e le mie riflessioni, il mio suggerimento ai managers in questo momento va alle donne. Guardiamo, analizziamo, volgiamo lo sguardo ad alcune capacità, attitudini, sensibilità, comportamenti più tradizionalmente "femminili" perché a mio avviso rappresentano quella "marcia in più" che se ben applicata può fornire un contributo straordinario (ovvero non standard; non ordinario) per uscire dal tunnel ed iniziare un nuovo percorso virtuoso.
La donna è un "sistema" naturalmente e biologicamente più complesso dell'uomo. La natura l'ha fornita di strumenti diversi per poter affrontare e gestire dimensioni psicologiche, fisiche, intellettuali e materiali nel corso della vita. I "ruoli" che la donna ricopre nel corso della sua esistenza sono spesso infatti molteplici (studente, amante, madre, lavoratrice, casalinga, compagna, etc.). E nell'esercizio di questi ruoli esplicita capacità ed attitudini in parte innate, in parte coltivate e sviluppate. Analizziamone alcune:
Quando aspetta un bambino/a la donna è sensibilissima. Sviluppa la capacità di "sentire" il senso della vita; attraverso il processo riproduttivo matura la cognizione intima dell'esistenza, apprezza in senso positivo tutto ciò che la circonda. Ha in genere una "vision" positiva.
Durante il parto manifesta le sue capacità di "soffrire", di "sopportare il dolore", di "stringere i denti"
Dopo il parto manifesta le sue capacità di "gestire lo stress"
Quando diventa madre matura e sviluppa il "senso di protezione" nei confronti del figlio/a; il senso di "appartenenza" e di "dipendenza reciproco"
Nell'educazione dei figli è spesso "comprensiva", sa "ascoltare", sa "consigliare", sa "guardare oltre l'ostacolo"
Nel rapporto con il proprio compagno sa "condividere", spesso sa essere molto "pratica", guarda in faccia la realtà e ricerca soluzioni "concrete"
Nel lavoro è spesso "intuitiva","creativa", "rapida", "concreta"
In generale tra le attitudini più spiccatamente femminili si annoverano anche:
Tenacia
Caparbietà
Ostinazione
Volubilità
Non me ne vogliano le donne se ho dimenticato o semplificato alcuni elementi ma a loro va il mio ringraziamento ed il mio tributo per quanto contribuiscono a rendere la nostra esistenza più "dinamica", "profonda", "misteriosa", e, pertanto, "viva".
Non ci sono slogan o particolari incoraggiamenti o auguri da fare. Solo il profondo impegno, la convinzione che occorra riformulare la gestione d'impresa su nuovi valori e la determinazione nel farlo può portare al risultato.
di W.Zanussi
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