lunedì 22 giugno 2009

Le discriminazioni sul lavoro aumentano



Quello della discriminazione femminile sul posto di lavoro, in Italia, è un fenomeno in aumento. E’ quanto emerso nell’incontro organizzato dall’Ufficio della consigliera nazionale di parità al quale hanno partecipato rappresentanti istituzionali dei ministeri del Lavoro, Salute e Politiche sociali e delle Pari Opportunità e di Italia Lavoro. Una due giorni che ha visto riunite a Roma tutte le consigliere di parità regionali e provinciali, che formano la ‘rete’ istituita presso il ministero del Lavoro e operante su tutto il territorio nazionale contro le discriminazioni sul lavoro.
“Il fenomeno - ha ricordato Paolo Pennesi, direttore generale per l’Attività Ispettiva del ministero del Lavoro - non solo non è recessivo, ma mostra segnali di aumento. Nel 2007 abbiamo registrato 181 casi di discriminazione legati alla mancata tutela economica delle mamme lavoratrici e 260 relativi alla mancata tutela fisica delle lavoratrici gestanti. Ebbene, nel primo semestre del 2008, i mancati riconoscimenti economici hanno interessato 286 donne lavoratrici, mentre 118 quelle in stato interessante”. Le donne lavoratrici continuano a subire forme di mobbing e di molestie. “Ancora oggi - ha continuato Pennesi - si riscontrano molti atti di demansionamento e dequalificazione professionale, oltre che vere e proprie molestie non necessariamente di natura sessuale”.
Per questo, ha aggiunto, “è fondamentale l'apporto degli ispettori del lavoro”. “Tuttavia - ha ammesso Pennesi - gli ispettori devono avere un'adeguata formazione per portare alla luce fenomeni di discriminazione. In alcuni casi, infatti, e' fondamentale trovare le prove di un’eventuale forma discriminatoria. Per questo, è necessario raggiungere un'intesa con la Rete delle consigliere di parità a livello provinciale e regionale. Non dimentichiamo, poi, che persistono ancora episodi di tratta che riguardano soprattutto le donne extracomunitarie”.
VERBARO, SUPERARE FRAMMENTAZIONE INTERVENTI POLITICA
“Il punto di partenza per combattere le discriminazioni sul lavoro delle donne - ha spiegato il direttore generale per l’Attività Ispettiva del ministero del Lavoro - è il protocollo d’intesa siglato quasi due anni fa dalla nostra direzione con l’allora consigliera nazionale di parità, Isabella Rauti. Un protocollo utile e interessante perchè prefigurava un'intesa quadro cui dovevano seguire altri protocolli di carattere operativo. Ma non mi sembra che questo accordo abbia avuto ricadute ‘pratiche’ sul territorio”. Pennesi ha poi ricordato la direttiva emanata lo scorso settembre dal ministro Sacconi sulle attività ispettive, che “in ben due punti - ha affermato - prevede di concentrare l’attenzione sul fenomeno delle discriminazioni, come ad esempio il non rispetto dei diritti delle lavoratrici gestanti e madri”.
Per Francesco Verbaro, segretario generale e direttore generale del Mercato del lavoro del ministero, “superando la frammentazione degli interventi della politica, è importante coinvolgere tutte le direzioni generali: la Rete delle consigliere di parità potrà essere molto utile perchè attenta alle problematiche legate non solo al lavoro, ma anche alla salute e al welfare”.
Anche Massimo Pianese, direttore generale Risorse Umane e Affari generali del ministero del Lavoro, rivolgendosi alle consigliere provinciali di parità presenti all’incontro, ha dato la propria disponibilità per quanto di sua competenza, ricordando che “sul territorio gestiamo 8.000 persone compresi gli ispettori del lavoro”.
FORLANI, MERCATO ANCORA SQUILIBRATO TERRITORIALMENTE
Anche il ministero per le Pari Opportunità ha messo in campo una serie di iniziative per contrastare le discriminazioni femminili sul lavoro. “Da subito - ha annunciato Isabella Rauti, capo dipartimento del ministero guidato da Mara Carfagna - con la Rete nazionale delle consigliere di parità si deve tracciare un periodo di lavoro comune. Al ministero è in corso di valutazione il bando numero 2 sulla violenza alle donne e stiamo ragionando su un pacchetto di misure, sostenute anche finanziariamente, che favoriscano la conciliazione tra i tempi di vita con quelli di lavoro. E’, inoltre, allo studio l’ipotesi di modificare la diramazione del Dipartimento che si occupa solo di discriminazione su appartenenza etnica, estendendola anche ad altre forme di discriminazione”.
“Nel nostro Paese - ha detto il presidente di Italia Lavoro, Natale Forlani - esiste una problematica generale sulle donne nel mercato del lavoro, ma è difficile pensare di affrontarla come fosse un’unica questione. Il mercato del lavoro è ancora squilibrato territorialmente e purtroppo si accentua il fenomeno della ‘sotto-utilizzazione’ delle giovani donne qualificate. Molti problemi sono ‘compensati’ dal lavoro sommerso e ciò rappresenta un deficit di tipo politico sintomo di una carenza delle politiche di welfare".
"E’ necessario realizzare riforme -ha auspicato Forlani- che possano diventare un volano per creare buona occupazione, generando domanda e offerta di qualità. Italia Lavoro ha portato avanti diversi progetti non solo per aiutare le donne lavoratrici ma anche per sostenere le famiglie. Le energie ci sono e con una buona politica ce la possiamo fare”.
19/11/2008

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