venerdì 29 maggio 2009

La flessibilità è un benefit o una strategia aziendale?



La flessibilità è un benefit o una strategia aziendale per le donne e mamme che lavorano? Negli Stati Uniti il dibattito è stata rilanciato un paio di settimane fa dalla First lady, con la concretezza e la semplicità che contraddistingue questo Paese. Un primo “round” tra mamme e aziende ha visto Michele Obama ascoltare e prendere nota dei pro e dei contro di forme di lavoro che permettono di conciliare i tempi. E ha chiesto a tutti i diretti interessati di farle pervenire idee, commenti e proposte perché “l’argomento – ha detto – è nella mia agenda”. Dopo le elezioni medianiche, ecco una “social agenda” aperta e interattiva. Che si puo’ consultare grazie al blog di Ellen Galinsky, Presidente del Families and Work Institute


copiato da: Anna Zavattin Il sole 24 ore La vie en rose http://www.linkedin.com/news?actionBar=&sik=1243653992809&aIdx=0&articleID=38730253

Paternità in ufficio anche se la moglie è casalinga

C’è una bella notizia per i papà lavoratori. Finora avevano diritto ai permessi per allattamento solo in «casi limite»: se il figlio era affidato soltanto al padre; in seguito a morte o grave infermità della madre del bimbo; oppure se la madre lavoratrice non si avvaleva del diritto. La novità è che, dal 12 maggio, i papà possono ottenerli anche se la moglie è casalinga (per informazioni rivolgetevi alla sede Inps più vicina).

COME FUNZIONA- «Le madri o i padri (la fruizione è totalmente a carico del genitore che decide di goderne e non può essere frazionata) hanno diritto a riposi di due ore al giorno se lavorano più di sei ore e di una se hanno un impegno inferiore per accudire e allattare i propri figli durante il primo anno di vita», sintetizza David Trotti del centro studi Aidp Lazio.

Ovviamente si tratta di un diritto che si matura solo quando si lavora. «Chi va in ferie non può accumulare le ore di allattamento di cui non ha goduto», conferma l’esperto. Inoltre, va ricordato che ne possono usufruire solo i lavoratori subordinati, quindi gli assunti a tempo indeterminato e determinato o gli apprendisti.Ciò detto, i permessi per allattamento sono retribuiti normalmente (il tutto è a carico dell’Inps). «Il pagamento dell’ora è quello standard e contiene i ratei di tredicesima e quattordicesima oltre ad assicurare i contributi figurativi per la pensione», sottolinea David Trotti.

Articolo di Iolanda Barera, Corriere della Sera del 29 maggio

giovedì 28 maggio 2009

Una lettera a Napolitano per richiamare Berlusconi rispetto alla dignità donne

Caro Napolitano ti scrivo, così non ti distrai un pò ...


Al Presidente della Repubblica On. Giorgio NAPOLITANO
Al Presidente del Senato On. Renato SCHIFANI
Al Presidente della Camera On. Gianfranco FINI
Ai/Alle Vice Presidenti di Camera e Senato

Oggetto : Richiesta di “richiamo formale” al Presidente del Consiglio Pregiatissimo Presidente della Repubblica,

Egregi/ie Presidenti e Vice Presidenti di Camera e Senato,

esprimiamo la nostra profonda indignazione per il perpetrarsi da parte del Presidente del Consiglio On. Silvio Berlusconi di un utilizzo del linguaggio e di comportamenti fortemente lesivi della dignità delle donne italiane e non solo e ciò in violazione di norme italiane ed europee in tema di tutela dei principi di parità e di non discriminazione per ragioni attinenti al genere. Crediamo, ancor più, che tali comportamenti non possano appartenere a chi ricopre cariche pubbliche di così alto livello.

Per massima chiarezza, non ci riferiamo alla vita personale del Presidente del Consiglio, che tra l’altro non riveste alcun nostro interesse, quanto piuttosto alle mille situazioni imbarazzanti verificatesi in contesti pubblici nazionali ed internazionali, alle battute fuori luogo, all’uso strumentale delle donne in politica, ai commenti goliardici frutto di vecchi stereotipi e pregiudizi nei confronti delle donne che offendono profondamente il genere femminile ed espongono il nostro paese al pubblico ludibrio. Per questa ragione ci sentiamo costrette, in qualità di donne, mamme, lavoratrici e cittadine, ad appellarci alle più alte Cariche dello Stato sicché provvediate ad un “richiamo formale” al Presidente del Consiglio affinché, tutte/i noi possiamo sentirci rappresentate con l’impegno, onestà, senso di responsabilità e decoro che si addicono ad un Capo di Governo.

Grate per quanto vi sarà possibile fare confidiamo nel Vostro operato.

* La lettera non è ancora stata consegnata e può essere sottoscritta attraverso l'indirizzo e-mail, appositamente attivato: scriviamoalpresidente@gmail.com indicando nome, cognome e città di residenza.

mercoledì 27 maggio 2009

Parità, non solo uguaglianza


L’uguaglianza, come afferma anche la filosofa francese Sylviane Agancinski, implica semplicemente gli stessi diritti e la non discriminazione delle donne a livello legale quindi non può impedire la discriminazione: per esempio, se la giunta direttiva di un’azienda è composta da otto uomini e due donne, per quanto si dica che ci sia uguaglianza, non possiamo però dire che c’è parità, in quanto il potere decisionale è in mano ad una maggioranza maschile.

Hai 22 anni? è arrivata l'ora di rifarti il seno


http://www.youtube.com/watch?v=ijgaOK_wZlc&eurl=http%3A%2F%2Fwww%2Efacebook%2Ecom%2Fposted%2Ephp%3Fid%3D590248679&feature=player_embedded
si tratta di una trasmissione della domenica pomeriggio!
attenzione anche al passaggio " era amata anche se con il seno piccolo..."

Misure per sviluppare lavoro delle donne. Disegno di legge



Legge di iniziativa popolare per sboccare la questione dell'occupazione femminile e delle misure neccessarie a favorire la presenza delle italiane nel mercato del lavoro. I punti chiave della proposta a cura di Lisa Castaldo

Il disegno di legge di iniziativa popolare “Misure per favorire l’occupazione femminile e la condivisione e la condivisione e conciliazione fra cura e lavoro” prevede due pacchetti di misure: (i) incentivi alla partecipazione al lavoro delle donne,
(ii) sostegno alla conciliazione familiare.
Vediamo in sintesi le azioni proposte.
Incentivi alla partecipazione al lavoro delle donne.
Come prima misura è prevista l’introduzione di una detrazione fiscale aggiuntiva all’IRPEF per tutte le donne con figli che lavorano (dipendenti, autonome, parasubordinate) come sostegno alle spese sostenute per la frequenza di asili nido e dei servizi di assistenza e cura per i figli minori (art. 2). La detrazione è modulata secondo le diverse fasce reddituali: 400 Euro per il primo figlio + 200 Euro per ciascun figlio successivo, per i redditi fino a 15.000 Euro; 350 Euro per il primo figlio + 150 per i successivi per la fascia di reddito compresa tra i 15.000 ed i 30.000; si abbassa gradualmente per i redditi al di sopra dei 30.000 Euro fino ad annullarsi nel caso di reddito IRPEF della lavoratrice pari a 40.000 Euro annui. L’incentivo, inoltre, prevede una maggiorazione del 30% per le lavoratrici residenti nel Mezzogiorno.
Altra misura è dedicata ad incentivare i datori di lavoro privati a riconoscere la trasformazione, reversibile e su base volontaria, del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale su richiesta delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri, anche adottivi e affidatari. L’obiettivo è quello di sostenere la flessibilità oraria ed il part-time per le lavoratrici del settore privato le quali non hanno la possibilità di accesso al part-time su richiesta, né di ripristino del rapporto a tempo pieno (art. 3). Eguale trasformazione reversibile viene prevista per le lavoratrici dipendenti che possono richiedere al datore di lavoro – in alternativa al congedo parentale – la trasformazione reversibile del rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time per un periodo massimo di un anno. Misure fiscali per chi assume lavoratrici nel Mezzogiorno, che potranno usufruire fino al 31 dicembre 2011 della proroga del credito d’imposta introdotto con la Legge Finanziaria del 2007, con un incremento del credito fino a 600 Euro per ciascuna lavoratrice e per ciascun mese di impiego (art. 4).
Incentivi anche ai datori di lavoro che assumono con contratto a tempo indeterminato donne ultra-trentacinquenni che avviano o riprendono l’attività lavorativa, dopo un periodo di almeno due anni dedicati alla cura dei figli (anche adottivi o in affidamento) fino ai 12 anni di età, di familiari disabili gravi o non autosufficienti (art. 5).
Potenziamento degli strumenti a sostegno della formazione professionale delle lavoratrici autonome e di promozione all’imprenditoria femminile attraverso la destinazione alle azioni positive almeno del 25% delle risorse per la formazione del FSE. Nell’ambito di tale quota è prevista, inoltre, una riserva di ¼ delle risorse a favore delle regioni con tasso di occupazione femminili inferiori alla media nazionale. Riqualificazione e finanziamento del “Fondo nazionale per l’imprenditoria femminile” attraverso la prestazione di garanzie al credito per la costituzione di PMI tali da consentire l’accesso ai finanziamenti regionali e comunitari e la rideterminazione del finanziamento annuale, elevato a 100 milioni di Euro annui a partire dal 2009 (art.7).
Sostegno alla conciliazione familiare. Viene proposta una misura assolutamente innovativa nell’ordinamento vigente: il congedo di paternità esclusivo ed obbligatorio della durata di 10 giorni riservato al lavoratore padre, da fruire obbligatoriamente entro 3 mesi dalla nascita del figlio. L’istituto è chiaramente finalizzato ad incidere sulla percezione e sulla considerazione sociale del ruolo della paternità cercando, nel contempo, di promuovere la fruizione del congedo da parte dei padri che, essendo di norma coloro che hanno lo stipendio più alto, sono quelli che hanno maggiori resistenze ad allontanarsi dal lavoro. Nell’attuale quadro legislativo i congedi parentali italiani sono i meno convenienti e meno pagati tra i principali paesi europei: in Italia l’indennità riconosciuta è del 30%, contro il 42% della Francia, il 50% della Danimarca ed il 66% della Svezia. A tal riguardo viene proposto il potenziamento dei congedi parentali a favore di entrambi i genitori fino al terzo anno di vita del bambino, con una indennità pari al 100% della retribuzione per la fascia di reddito fino a 35.000 Euro per nucleo familiare di tre componenti. Il limite viene poi rimodulato per le famiglie più numerose sulla base dell’indicatore ISEE. Anche per le fasce di reddito più alte l’indennità è comunque elevata dall’attuale 30% fino al 50% della retribuzione. Di assoluto rilievo la delega ad hoc al Governo in materia di rafforzamento dei sistemi di tutela sociale della maternità delle lavoratrici autonome e delle imprenditrici (art. 9). In particolare si prevede il riconoscimento della contribuzione figurativa, totale o parziale, alle lavoratrici autonome in maternità per un periodo di 5 mesi, corrispondente a quello di astensione obbligatoria delle lavoratrici dipendenti, con l’estensione alle lavoratrici autonome delle stesse modalità di astensione anticipata nei casi di gravidanze a rischio.
Detrazioni fiscali anche per le spese sostenute dalle famiglie per la cura dei figli minori e l’assistenza di familiari non autosufficienti. Per i redditi non superiori ai 40.000 Euro viene riconosciuta una detrazione del 19% sui redditi IRPEF per le spese sostenute per baby sitter, badanti, etc. per un importo non superiore a 2.100 Euro, come anche per le rette di asili nido non superiori a 632 Euro annui per figlio (art. 10).
Servizi mirati al sostegno delle madri in situazioni di disagio economico/sociale: in particolare le donne in difficoltà possono avere l’aiuto di assistenti di maternità individuali dalla nascita del bambino fino al suo ingresso all’asilo nido, a favore delle donne in difficoltà. Allungamento e flessibilizzazione degli orari di apertura degli asili, delle scuole e degli uffici pubblici che erogano i principali servizi ai cittadini (art. 11).
Viene, inoltre, previsto il rifinanziamento del Fondo nazionale per gli asili nido nella misura di 100 milioni di Euro per il 2008 e di 200 milioni di Euro all’anno per il 2009, 2010, 2011 e 2012. L’obiettivo è quello di arrivare a garantire, entro il prossimo quinquennio, la copertura dei servizi di asili nido sul territorio nazionale di almeno il 25% dei bambini nella fascia di età compresa tra 0 e 3 anni, in attuazione degli obiettivi di copertura territoriale fissati dal Consiglio di Lisbona del 23-24 marzo 2000 (art. 12). A questo riguardo è stato stimato che se la disponibilità di posti negli asili nido legati alla prima infanzia passasse dall’attuale 9% al 33%, la partecipazione femminile al mercato del lavoro salirebbe dal 46,3% fino al 54%. Di qui l’attenzione a questo tema anche a livello europeo. La Road Map 2006 - 2010 per la parità tra donne e uomini della Commissione Europea ha ribadito l’importanza dei servizi di custodia all’infanzia come risposta al declino demografico e di strumento conciliazione tra vita familiare e professionale. Nello stesso senso anche il Consiglio Europeo di Barcellona del 2002, aveva sottolineato l’importanza dei servizi all’infanzia come strumento di crescita e di pari opportunità, stabilendo per gli Stati membri l’obiettivo di fornire, entro il 2010, un’assistenza all’infanzia per il 33% dei bambini nella fascia tra 0 e 3 anni e del 90% per la fascia tra i 3 anni e l’obbligo scolastico. L’Italia ha raggiunto quest’ultimo obiettivo, ma stenta a raggiungere quello relativo alla fascia tra 0 e 3 anni.
16/05/2009


sabato 23 maggio 2009

IDEA Il congedo di maternità come dote di studio?

Cosa ne direste di utilizzare il congedo di maternità tutto fino alla fine e di utilizzarlo per fare un master o comunque un corso di formazione?
Occasione tano più interessante se non ne si può più del lavoro che si sta facendo oppure se, come tante valutano quando aspettano un figlio, si desidera lavorare su uma propria ipotesi professionale.

percorribile, interessante?

Nasce Valore D, una associazione di aziende per lo sviluppo delle donne in azienda



Ecco gli obiettivi copiati dal sito dell'Associazione: http://www.valored.it/#

Nata su iniziativa delle top manager di un gruppo di grandi aziende, Valore D persegue le seguenti finalità:
1) Supportare le aziende nello sviluppo di percorsi di crescita per i loro talenti femminili.
2) Sostenere le donne nel loro percorso verso il vertice aziendale
3) Creare consenso intorno a un comune obiettivo, al fine di elevare la discussione pubblica sul tema e promuovere il cambiamento

A partire dalla comunione di interessi tra le aziende associate e dalll’esperienza già sviluppata al loro interno su queste tematiche, Valore D intende esercitare un ruolo primario nella realtà Italiana, proponendosi come punto di riferimento sui temi legati al diversity management e alla leadership al femminile, agendo da cinghia di trasmissione verso aziende al di fuori della rosa delle imprese associate e coinvolgendo gli stakeholder di riferimento.

Valore D ha individuato due strumenti principali attraverso i quali perseguire i propri obiettivi istituzionali:
un programma di attività condiviso, guidato da aziende che hanno maturato significative esperienze nella gestione di programmi sulla leadership femminile in Italia, per soddisfare i bisogni delle aziende e favorire la condivisione di best practiche
un osservatorio, per monitorare l’evoluzione della rappresentanza femminile ai vertici aziendali attraverso ricerche proprietarie e di terzi.

venerdì 22 maggio 2009

La differenza nella retribuzione donne/uomini nel variabile



Il 72% della differenza negli stipendi di uomini e donne è nella parte variabile e negli incentivi. Sono dati che ho raccolto oggi all'incontro Bocconi sul diversity.
Si ribadisce quindi un aspetto, non è sulle retribuzioni formali che si evidenzia la differenza salariale (anche perchè soprattutto nelle grandi aziende a parità di dimensione della posizione organizzativa ricoperta equivale un dato inquadramento e remunerazione) ma sulla parte meno visibile: sul ad personam. Aspetto tanto più difficile da "controllare".


(dati Standard&Poor's)

giovedì 21 maggio 2009

Le mamme dicono addio al lavoro (dati Isfol)




I figli, pur desiderati, sono il principale motivo di uscita dal mercato del lavoro. A moltissime donne quando diventano mamme lavorare non conviene più. Pagare una babysitter o un asilo nido costa, per una lavoratrice a bassa retribuzione, spesso precaria, quasi tutto lo stipendio. Così lascia, subito, senza starci troppo a pensare.


Già nel primo anno di vita del bambino una donna su due non ha un lavoro e neppure ha intenzione di cercarlo. Tutto il contrario di quello che succede al neo papà: contestualmente al primo figlio, infatti, se la propensione delle donne all' occupazione diminuisce drasticamente quella degli uomini aumenta. Infatti il tasso di attività maschile (che comprende sia chi lavora sia chi è in cerca di lavoro) sale dall' 85,6% di chi non ha ancora figli, al 97,7% di chi ne ha appena avuto uno. Il tasso di occupazione vera e propria balza dall' 80,8% al 94,6%.


Per le neo mamme la musica cambia: il tasso di attività scende dal 63 al 50,3, quello di occupazione precipita di nove punti dal 57,2 al 48,4. ...


Se nel primo anno di vita del bambino una donna su due non ha un lavoro (48,4%), dopo la situazione migliora ma di poco. Le mamme tra i 25 e i 44 anni che lavorano, con figli minori di 15 anni, sono appena il 56,2% e, ancora più sorprendente, restano al 56% anche quelle con figli dai 15 anni in su. A conferma del fatto che le donne non rientrano più nel mondo del lavoro. Ne restano definitivamente fuori. Le donne senza figli della stessa fascia di età sono invece molto più «lavoratrici»: il 78,4% ha una occupazione, quasi 8 donne su dieci.


Questo significa, osserva ancora Marco Centra «che una donna che non ha figli riesce ad avvicinarsi molto di più ai livelli occupazionali maschili».


UN FALSO POSITIVO-Quanto alle differenze salariali l' Italia vive un' apparente contraddizione. Lo scarto tra lo stipendio medio di un uomo rispetto alla donna è inferiore rispetto al resto dell' Europa ma, spiega Centra, «il motivo sta nel fatto che le donne italiane che lavorano sono quelle più istruite. Gli stipendi delle più istruite, di contro alla massa delle poco istruite che non lavora per niente, alza la media dello stipendio della donna italiana rispetto al maschio. Ma è un falso positivo, dipende dall' alto livello di disoccupazione delle donne che avrebbero, se lavorassero, una retribuzione medio-bassa».


Isfol: le discriminazioni salariali


+ 17,5%% pil con il lavoro delle donne


Secondo uno studio della Banca d' Italia, se il tasso di occupazione femminile salisse al livello di quello maschile il nostro pil incrementerebbe del 17, 5%
Ben 60 volte il taglio dell' Ici deciso dal governo. Quasi la metà di quel che s' è bruciato in tutte le Borse europee il 1 luglio scorso. Circa 1.400 volte gli aiuti che adesso l' Italia non vuole dare più ai paesi in via di sviluppo.



Il lavoro delle donne genera occupazione



Il lavoro delle donne aggiunge reddito (ricchezza) alle famiglie, accresce quindi capacità di consumo, risparmio e investimenti del nucleo familiare, pone lo stesso nucleo in condizioni di maggiore tutela rispetto agli imprevisti della vita e di migliore integrazione e visibilità sociale. Ma soprattutto il lavoro femminile crea altro lavoro: nasce infatti un indotto di servizi e prestazioni che l’autore stima di 15 posti aggiuntivi di lavoro per ogni 100 donne occupate.
L'ha quatificato Maurizio Ferrara della Statale di Milano

La violenza sulle donne è soprattutto casalinga


La violenza sulle donne (dati ISTAT 2007):- Oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita.- Sono stimate in 6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata).- 5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%).-
Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%).- 14,3% delle donne con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner, se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3%. Il 24,7% delle donne ha subito violenze da un altro uomo.- Negli ultimi 12 mesi il numero delle donne vittime di violenza ammonta a 1 milione e 150 mila (5,4%).- Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate. Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96% delle violenze da un non partner e il 93% di quelle da partner. Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6%). È consistente la quota di donne che non parla con nessuno delle violenze subite.
I partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate. I partner sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. - Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei.
Il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima ...Ma solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un reato, per il 44% è stato qualcosa di sbagliato e per il 36% solo qualcosa che è accaduto.-


Video Dacia Maraini, sulla violenza sul corpo delle donne http://video.google.com/videoplay?docid=5955125411428449500&ei=H2wVStz4BaP42wKHlZDaBA&q=violenza+donne&hl=it

Voglio tutto, anche il potere. Se mi va!


è un mio articolo pubblicato da Noi donne. L'ho scritto perchè ero (e sono) davvero molto seccata quando sento parlare di "via femminile"al lavoro, di un tipo di carrierta "giusta" e una "sbagliata". L'ho scritto insieme a Bianca, mia figlia : )


Non so a voi, ma ha me ha commosso la fotografia del ministro spagnolo Carmen Chacon che saluta le truppe a Herat. Mi ha commosso molto, di primo acchito. Poi ci ho ripensato e ci penso ancora: è un successo oppure una sconfitta? Poi, e credo di aver trovato la soluzione, mi rispondo: è un successo se è quello a cui Carmen Chacon puntava. Forse è importante sdoganare il termine carriera e riattraversarlo con serenità. Infatti, certamente la carriera nella sua accezione legata al potere e alla prevaricazione non mi pare qualcosa a cui tendere, uomini o donne che si sia. Vorrei però che ogni donna potesse liberamente e serenamente, se desidera, darsi da fare per infrangere il soffitto di vetro di consuetudini (consce e inconsce, palesi e nascoste) e di regole che le impediscono di arrivare ai vertici nella vita lavorativa e nella politica. Non vorrei che ancora una volta i pregiudizi su cosa è giusto fare/non fare si insinuino e lavorino dentro ogni donna (e fuori, nella società) impedendole di scegliere.
Per un confronto sul termine carriera ho chiesto a tre donne, che posso definire di successo, il loro parere: Roberta Pellegatta, giornalista e conduttrice di "Job24", programma quotidiano dedicato ai temi del lavoro di Radio 24; Cristina Bombelli, Fondatrice del Laboratorio Armonia della Sda Bocconi e docente dell’Università Bicocca di Milano; Sabina Siniscalchi, ha lavorato a Mani Tese fino al 2002, è stata direttrice della fondazione culturale di Banca Etica dove oggi si occupa di relazioni internazionali. Dal 2006 al 2008 deputata indipendente nel gruppo Rifondazione Comunista, nelle ultime candidata nelle lista per la Sinistra Arcobaleno.
Se volete leggere l'articolo completo con le testimonianze: http://www.noidonne.org/articolo.php?ID=02076

Guerra alle disparità salariali in UK

Le aziende britanniche saranno obbligate a svelare quanto pagano gli uomini in confronto alle donne

LONDRA - Il governo britannico dichiara guerra alla disparità salariale: le aziende britanniche saranno obbligate per legge a svelare quanto pagano i lavoratori uomini in confronto alle donne, non lasciando spazio a "clausole segrete" che impediscano di conoscere lo stipendio dei colleghi, pratica diffusa in almeno un quarto delle società.
IL PROGETTO - Ci saranno così "ispezioni obbligatorie sugli stipendi" con l'obiettivo di smascherare i datori di lavoro che normalmente pagano meno le dipendenti e stimolare queste ultime a chiedere un aumento in busta paga. La misura è stata annunciata lunedì nell’Equalities Bill, il progetto di legge sulle pari opportunità, che arriva 40 anni dopo l'entrata in vigore della prima Equal Pay Act (legge sulla parità salariale).
LE REAZIONI - I vertici aziendali si sono detti scioccati - scrive il sito del Times - nell’apprendere che la misura sarà inclusa nella legge. Sono stati tuttavia rassicurati del fatto che durante la crisi non saranno sottoposti a nuove regolamentazioni e che potranno concentrarsi sulla ripresa economica. I controlli sulla parità salariale, ha messo in guardia David Frost, direttore generale della Camera di commercio britannica, uniti alla nuova aliquota fiscale del 50% per i redditi più alti, scoraggeranno i nuovi investitori a venire nel Regno Unito. IL GAP - La nuova legge è rivolta alle aziende che contano 250 o più dipendenti, che avranno tempo fino al 2013 per mettersi in regola. Dopo di che, si troveranno di fronte a cause civili o penali. La normativa vale anche per i settori pubblici con 150 o più lavoratori. Nel Regno Unito il gap salariale tra uomini e donne è diminuito dal 21% del 1997 al 17,1% attuale, grazie soprattutto all’introduzione del salario minimo. Tuttavia, nel settore privato la disparità è tornata con forza, con una media del 22%.
24 aprile 2009
estratto da: Il Corriere della Sera

Per la tv le donne sono tutte belle, giovani, stupide, inutili...


Il Censis, nell'ambito del progetto europeo Women and media in Europe, ha realizzato un'indagine sull'immagine della donna nella televisione italiana, in collaborazione con la Fondazione Adkins Chiti: Donne in musica e la Fondazione Risorsa Donna.
Attraverso l'analisi dei contenuti di 578 programmi televisivi d'informazione, approfondimento, cultura, intrattenimento sulle 7 emittenti nazionali (Rai, Mediaset, La7), emerge che le donne, nella fascia preserale, ricoprono soprattutto ruoli di attrici (56,3%), cantanti (25%) e modelle (20%). L'immagine più frequente dunque è quella della donna di spettacolo.Piacevoli, collaborative, positive. La donna in tv è rappresentata in maniera positiva, come protagonista della situazione, ma generalmente, lo spazio offerto alla figura femminile è gestito da una figura maschile "ordinante". Belle, patinate e soprattutto giovani.
L'immagine della donna risulta polarizzata tra il mondo dello spettacolo e quello della violenza della cronaca nera. C'è una distorsione rispetto al mondo femminile reale: le donne anziane sono invisibili (4,8%), lo status socioeconomico percepibile è medioalto, e solo nel 9,6% dei casi è basso, mentre le donne disabili non compaiono mai.
I temi a cui la donna viene più spesso associata sono quelli dello spettacolo e della moda (31,5%), della violenza fisica (14,2%) e della giustizia (12,4%); quasi mai invece alla politica (4,8%), alla realizzazione professionale (2%) e all'impegno nel mondo della cultura (6,6%). L'intrattenimento. Il conduttore è uomo (58%), lo stile di conduzione è ironico (39,2%), malizioso (21,6%) e un po' aggressivo (21,6%); i costumi di scena sono audaci (36,9%), le inquadrature voyeuristiche (30%) e solo nel 15,7% dei casi sottolineano le abilità artistiche della donna. L'estetica complessiva è quella dell'avanspettacolo mediocre (36,4%) e scadente (28,9%). Nei reality in particolare, della donna si sottolineano invece doti di adattamento, furbizia e spregiudicatezza. L'informazione: la donna del dolore.
Nell'informazione la donna compare soprattutto all'interno di un servizio di cronaca nera (67,8%), in una vicenda drammatica in cui è coinvolta come vittima di violenze, stupri e prevaricazioni di ogni tipo. E il suo intervento, in un servizio televisivo, dura fino a venti secondi, nel 45,2% dei casi. I programmi di approfondimento. Il timone della conduzione è in mano agli uomini (63%). Ma se le donne intervengono in qualità di esperte lo sono soprattutto su argomenti come l'astrologia (20,7%), la natura (13,8%), l'artigianato (13,8%) e la letteratura (10,3%).
Le donne della fiction. E' il genere che meglio descrive l'evoluzione della condizione delle donna, la quale viene rappresentata come dirigente di distretti di polizia, come medico e avvocato in carriera. La seconda parte della ricerca ha riguardato l'analisi delle leggi, i codici di autoregolamentazione e le buone pratiche riguardanti gli stereotipi di genere, attraverso una rilevazione presso le Authorities e le principali emittenti televisive europee, da cui emerge, che la tematica del contrasto agli stereotipi di genere viene assunta come un grande impegno democratico e civile.[fonte Censis]

articolo copiato da: http://www.correnterosa.org/joomla/index.php?option=com_content&view=category&layout=blog&id=36&Itemid=64

mercoledì 20 maggio 2009

Se fai il part time sei penalizzata


“Part-time penality” questa l’amara analisi di due ricercatrici (vedi anche il post: Hidden brain drain ) che in un documentato articolo avvertono come flesisbilità rischia di rimare con disparità. Perché se il part-time da un lato sembra la quadratura del cerchio (per conciliare casa e ufficio) dall’altro - siccome l’identikit del lavoratore a tempo parziale è donna trentenne all’inizio della carriera – in Gran Bretagna si è rivelato essere una vera e propria trappola per le dirette interessate. Una su quattro (il 25%) ha subito un demansionamento, oltre ad una riduzione dello stipendio più che proporzionale rispetto al proprio impegno professionale. Un “incidente” di percorso le cui conseguenze si protraggono sul lungo termine. Da leggere, per riflettere.

articolo scaricato da:http://www.linkedin.com/news?actionBar=&sik=1242816290234&aIdx=0&articleID=35938282

Scarica Part time penality

martedì 19 maggio 2009

E se la crisi sgretolasse il soffitto di vetro?


E se alla fine la crisi economica si trasformasse in un'occasione di crescita per le lavoratrici e in particolare per le manager? Non è una speranza priva di fondamento: fior di economisti lo affermano (primo fra tutti, Casey B. Mulligan dell'Università di Chicago) e i dati, fin qui, lo confermano. Sia negli Stati Uniti, sia in Italia la riduzione di forza lavoro ha interessato più gli uomini che le donne, almeno finora....
Secondo Federmanager, quando un dirigente lascia un'azienda, nel 54% dei casi viene rimpiazzato dal suo numero due, che ne assume le funzioni senza essere promosso. E - indovinate un po' - spesso quel numero due è una donna, che al momento non guadagnerà un grado ma crediti, da spendere (si spera) quando la crisi sarà finita...

L'articolo integrale
http://job24.ilsole24ore.com/news/Articoli/2009/aprile/forum-donna-lavoro-spazio-crescita.php?uuid=df585582-1eab-11de-a6fc-a304b1bfe88c&DocRulesView=Libero

Donne e tv: cervelli in fuga

E' uno stralcio di un documentario molto interessante sull'utilizzodelle donne in tv: IL CORPO DELLE DONNE. Da questo link http://www.ilcorpodelledonne.it/documentario/ potete scaricarlo integralmente

http://www.facebook.com/ext/share.php?sid=77592869161&h=lH9km&u=dUM7w&ref=mf