
Legge di iniziativa popolare per sboccare la questione dell'occupazione femminile e delle misure neccessarie a favorire la presenza delle italiane nel mercato del lavoro. I punti chiave della proposta a cura di Lisa Castaldo
Il disegno di legge di iniziativa popolare “Misure per favorire l’occupazione femminile e la condivisione e la condivisione e conciliazione fra cura e lavoro” prevede due pacchetti di misure: (i) incentivi alla partecipazione al lavoro delle donne,
(ii) sostegno alla conciliazione familiare.
Vediamo in sintesi le azioni proposte.
Incentivi alla partecipazione al lavoro delle donne.
Come prima misura è prevista l’introduzione di una detrazione fiscale aggiuntiva all’IRPEF per tutte le donne con figli che lavorano (dipendenti, autonome, parasubordinate) come sostegno alle spese sostenute per la frequenza di asili nido e dei servizi di assistenza e cura per i figli minori (art. 2). La detrazione è modulata secondo le diverse fasce reddituali: 400 Euro per il primo figlio + 200 Euro per ciascun figlio successivo, per i redditi fino a 15.000 Euro; 350 Euro per il primo figlio + 150 per i successivi per la fascia di reddito compresa tra i 15.000 ed i 30.000; si abbassa gradualmente per i redditi al di sopra dei 30.000 Euro fino ad annullarsi nel caso di reddito IRPEF della lavoratrice pari a 40.000 Euro annui. L’incentivo, inoltre, prevede una maggiorazione del 30% per le lavoratrici residenti nel Mezzogiorno.
Altra misura è dedicata ad incentivare i datori di lavoro privati a riconoscere la trasformazione, reversibile e su base volontaria, del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale su richiesta delle lavoratrici madri e dei lavoratori padri, anche adottivi e affidatari. L’obiettivo è quello di sostenere la flessibilità oraria ed il part-time per le lavoratrici del settore privato le quali non hanno la possibilità di accesso al part-time su richiesta, né di ripristino del rapporto a tempo pieno (art. 3). Eguale trasformazione reversibile viene prevista per le lavoratrici dipendenti che possono richiedere al datore di lavoro – in alternativa al congedo parentale – la trasformazione reversibile del rapporto di lavoro da tempo pieno a part-time per un periodo massimo di un anno. Misure fiscali per chi assume lavoratrici nel Mezzogiorno, che potranno usufruire fino al 31 dicembre 2011 della proroga del credito d’imposta introdotto con la Legge Finanziaria del 2007, con un incremento del credito fino a 600 Euro per ciascuna lavoratrice e per ciascun mese di impiego (art. 4).
Incentivi anche ai datori di lavoro che assumono con contratto a tempo indeterminato donne ultra-trentacinquenni che avviano o riprendono l’attività lavorativa, dopo un periodo di almeno due anni dedicati alla cura dei figli (anche adottivi o in affidamento) fino ai 12 anni di età, di familiari disabili gravi o non autosufficienti (art. 5).
Potenziamento degli strumenti a sostegno della formazione professionale delle lavoratrici autonome e di promozione all’imprenditoria femminile attraverso la destinazione alle azioni positive almeno del 25% delle risorse per la formazione del FSE. Nell’ambito di tale quota è prevista, inoltre, una riserva di ¼ delle risorse a favore delle regioni con tasso di occupazione femminili inferiori alla media nazionale. Riqualificazione e finanziamento del “Fondo nazionale per l’imprenditoria femminile” attraverso la prestazione di garanzie al credito per la costituzione di PMI tali da consentire l’accesso ai finanziamenti regionali e comunitari e la rideterminazione del finanziamento annuale, elevato a 100 milioni di Euro annui a partire dal 2009 (art.7).
Sostegno alla conciliazione familiare. Viene proposta una misura assolutamente innovativa nell’ordinamento vigente: il congedo di paternità esclusivo ed obbligatorio della durata di 10 giorni riservato al lavoratore padre, da fruire obbligatoriamente entro 3 mesi dalla nascita del figlio. L’istituto è chiaramente finalizzato ad incidere sulla percezione e sulla considerazione sociale del ruolo della paternità cercando, nel contempo, di promuovere la fruizione del congedo da parte dei padri che, essendo di norma coloro che hanno lo stipendio più alto, sono quelli che hanno maggiori resistenze ad allontanarsi dal lavoro. Nell’attuale quadro legislativo i congedi parentali italiani sono i meno convenienti e meno pagati tra i principali paesi europei: in Italia l’indennità riconosciuta è del 30%, contro il 42% della Francia, il 50% della Danimarca ed il 66% della Svezia. A tal riguardo viene proposto il potenziamento dei congedi parentali a favore di entrambi i genitori fino al terzo anno di vita del bambino, con una indennità pari al 100% della retribuzione per la fascia di reddito fino a 35.000 Euro per nucleo familiare di tre componenti. Il limite viene poi rimodulato per le famiglie più numerose sulla base dell’indicatore ISEE. Anche per le fasce di reddito più alte l’indennità è comunque elevata dall’attuale 30% fino al 50% della retribuzione. Di assoluto rilievo la delega ad hoc al Governo in materia di rafforzamento dei sistemi di tutela sociale della maternità delle lavoratrici autonome e delle imprenditrici (art. 9). In particolare si prevede il riconoscimento della contribuzione figurativa, totale o parziale, alle lavoratrici autonome in maternità per un periodo di 5 mesi, corrispondente a quello di astensione obbligatoria delle lavoratrici dipendenti, con l’estensione alle lavoratrici autonome delle stesse modalità di astensione anticipata nei casi di gravidanze a rischio.
Detrazioni fiscali anche per le spese sostenute dalle famiglie per la cura dei figli minori e l’assistenza di familiari non autosufficienti. Per i redditi non superiori ai 40.000 Euro viene riconosciuta una detrazione del 19% sui redditi IRPEF per le spese sostenute per baby sitter, badanti, etc. per un importo non superiore a 2.100 Euro, come anche per le rette di asili nido non superiori a 632 Euro annui per figlio (art. 10).
Servizi mirati al sostegno delle madri in situazioni di disagio economico/sociale: in particolare le donne in difficoltà possono avere l’aiuto di assistenti di maternità individuali dalla nascita del bambino fino al suo ingresso all’asilo nido, a favore delle donne in difficoltà. Allungamento e flessibilizzazione degli orari di apertura degli asili, delle scuole e degli uffici pubblici che erogano i principali servizi ai cittadini (art. 11).
Viene, inoltre, previsto il rifinanziamento del Fondo nazionale per gli asili nido nella misura di 100 milioni di Euro per il 2008 e di 200 milioni di Euro all’anno per il 2009, 2010, 2011 e 2012. L’obiettivo è quello di arrivare a garantire, entro il prossimo quinquennio, la copertura dei servizi di asili nido sul territorio nazionale di almeno il 25% dei bambini nella fascia di età compresa tra 0 e 3 anni, in attuazione degli obiettivi di copertura territoriale fissati dal Consiglio di Lisbona del 23-24 marzo 2000 (art. 12). A questo riguardo è stato stimato che se la disponibilità di posti negli asili nido legati alla prima infanzia passasse dall’attuale 9% al 33%, la partecipazione femminile al mercato del lavoro salirebbe dal 46,3% fino al 54%. Di qui l’attenzione a questo tema anche a livello europeo. La Road Map 2006 - 2010 per la parità tra donne e uomini della Commissione Europea ha ribadito l’importanza dei servizi di custodia all’infanzia come risposta al declino demografico e di strumento conciliazione tra vita familiare e professionale. Nello stesso senso anche il Consiglio Europeo di Barcellona del 2002, aveva sottolineato l’importanza dei servizi all’infanzia come strumento di crescita e di pari opportunità, stabilendo per gli Stati membri l’obiettivo di fornire, entro il 2010, un’assistenza all’infanzia per il 33% dei bambini nella fascia tra 0 e 3 anni e del 90% per la fascia tra i 3 anni e l’obbligo scolastico. L’Italia ha raggiunto quest’ultimo obiettivo, ma stenta a raggiungere quello relativo alla fascia tra 0 e 3 anni.
16/05/2009
16/05/2009
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