
“Part-time penality” questa l’amara analisi di due ricercatrici (vedi anche il post: Hidden brain drain ) che in un documentato articolo avvertono come flesisbilità rischia di rimare con disparità. Perché se il part-time da un lato sembra la quadratura del cerchio (per conciliare casa e ufficio) dall’altro - siccome l’identikit del lavoratore a tempo parziale è donna trentenne all’inizio della carriera – in Gran Bretagna si è rivelato essere una vera e propria trappola per le dirette interessate. Una su quattro (il 25%) ha subito un demansionamento, oltre ad una riduzione dello stipendio più che proporzionale rispetto al proprio impegno professionale. Un “incidente” di percorso le cui conseguenze si protraggono sul lungo termine. Da leggere, per riflettere.
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Oltre tre quarti dei lavoratori a tempo parziale in europa sono donne (76,5%), un dato che corrisponde a una donna su tre, rispetto a meno di un uomo su dieci. Anche il ricorso a contratti d'impiego a tempo determinato è più frequente tra le donne (il 15,1%, ovvero un punto in più rispetto agli uomini).
RispondiElimina(dati isfol 2009