di Loredana Oliva
Alla fine del 2009 il numero di persone che nel mondo avranno perduto il lavoro, dal 2007, potrà arrivare a toccare i 52 milioni. Tra questi, 22 milioni saranno le donne. E' un'analisi complessa quella che quest'anno fa l'Internationa Labour Office, che ha presentato oggi a Ginevra il suo rapporto annuale sulle Tendenze mondiali del lavoro delle donne. Un'analisi che deve tener conto degli ultimi sei mesi del 2008, della crisi economica con i suoi effetti devastanti "qualitativi e "quantitativi" sul lavoro al femminile. Nel disastro globale, sono le donne dei Paesi più sviluppati e dell'Unione Europea che resistono con un tasso di disoccupazione che è competitivo con quello degli uomini e qualche volta addirittura più basso. Infatti la percentuale di disoccupazione maschile nei Paesi sviluppati ha raggiunto il 6,6 nel 2008 con un incremento del 1,1%, le donne al 6,8% hanno visto crescere il loro tasso di disoccupazione dello 0,8. Negli Stati Uniti nel dicembre 2008 il tasso disoccupazione maschile ha raggiunto l'8%, mentre quella femminile si è fermata sotto il 6,5%. Dati che meritano analisi integrate, tenendo conto dei settori dove si sono persi più posti di lavoro, tradizionalmente di appannaggio maschile, e anche degli interventi dei governi nazionali a sostegno dei lavoratori, in termini di ammortizzatori sociali o politiche di supporto delle categorie più svantaggiate. Il rapporto Ilo 2009 indica come dato globale che su tre miliardi di persone che lavoravano nel mondo nel 2008, 1,2 miliardi erano donne (40,4%); e che nel 2009 il tasso di disoccupazione potrà raggiungere il 7,4% per le donne, e il 7% per gli uomini. Tra le regioni più colpite l'America Latina e i Caraibi.Sulla qualità del lavoro, sui livelli di precarizzazione i numeri sono più importanti, superano il 50% di donne, e anche uomini coinvolti. Gli analisti dell'Ilo mettono in evidenza come la precarizzazione del lavoro femminile potrebbe cronicizzarsi, e coinvolgere in maniera importante anche gli uomini. "Con un tasso di attività più debole, un dominio raro della proprietà e delle risorse, una concentrazione nel lavoro informale o precario, e sempre meno protezioni sociali, le donne restano in una posizione più debole degli uomini per superare la crisi", sostiene Jane Hodge Direttrice dell'Ufficio per le pari opportunità, dell'Ilo. "Le donne potranno uscire dalla crisi, lavorando più ore, cumulando più lavori e più retribuzioni, ma nonostante ciò dovranno continuare a svolgere i ruoli domestici e familiari che non sono remunerati", aggiunge la Hodges. L'Ilo prevede che il tasso mondiale del lavoro precario (o vulnerabile) potrà variare dal 50, 5 al 54, 7% per le donne nel 2009, contro una variabile dal 47,2% al 51,8% per gli uomini. Una conferma del peso della vulnerabilità che incide maggiormente sulle donne, ma che la crisi ha allargato anche agli uomini, con cifre importanti se confrontate al 2007. Il Direttore Generale dell'Ilo, Juan Somavia ha citato numerose decisioni politiche utili per riequilibrare il carico che pesa sulle donne, e per contrastare le conseguenze della globalizzazione. Per esempio dei lavori sostenibili e di qualità sia per gli uomini che per le donne; una protezione sociale estesa che comprenda le indennità di disoccupazione, e l'introduzione di meccanismi di assicurazione che riconoscano la posizione più vulnerabile delle donne sul mercato del lavoro; un dialogo sociale che porti all'inserimento attivo delle donne nei luoghi in cui si prendono le decisioni. Il Rapporto Get Women Ilo 2009 - Pdf
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venerdì 10 luglio 2009
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