Tra gli eredi delle aziende di famiglia ci sono ancora poche donne, ma buone. Anzi ottime. Secondo uno studio della Copenaghen Business School in collaborazione con Columbia University e New York University le imprese passate alla generazione successiva «soffrono» per l’assenza di quote rosa: soltanto in pochi casi il comando va dal babbo alla femmina (numericamente vince il primogenito maschio), ma quando questo succede la «signora della discendenza» è in grado di ottenere risultati migliori dell’erede maschio.
Quali potrebbero essere i motivi? Per Luisa Todini (41 anni), presidente della Todini Finanziaria che controlla la Todini Costruzioni, il segreto della Ceo rosa è la capacità di svolgere più compiti simultaneamente: «La donna è multitasking — spiega Todini che da quando gestisce il business di famiglia (otto anni) ha triplicato il fatturato e assunto più dipendenti con i tacchi — spesso ha una visione aziendale a 360 gradi e questo può fare la differenza, anche se non sono sicura che il successo dipenda da una distinzione di genere. Certo, non ho il fiuto di papà, ma ho la capacità di motivare la squadra. Uno svantaggio? Se sei donna, non puoi permetterti di dire neanche una sciocchezza perché non ti viene perdonata». Lo scarso numero di imprenditrici può dipendere dalle scelte di vita delle lavoratrici, più che dalle decisioni testamentarie del capo famiglia. Ne è convinta Federica Guidi (classe 1969), direttore generale della Ducati Energia e presidente dei Giovani di Confindustria. «La direzione aziendale non si concilia con altri interessi, come la famiglia— sottolinea Guidi — di conseguenza è meno considerata dalla donna, anche se sta aumentando la presenza femminile in lavori prettamente maschili. Perché le imprenditrici eredi hanno successo? Credo siano più motivate e consapevoli delle rinunce. La motivazione è fondamentale: per esempio mio padre ha tentato di disincentivarmi e scoraggiarmi».E ha imparato tutto dal genitore, lavorandoci gomito a gomito, Laura Panini, 48 anni, amministratore delegato e presidente della Franco Cosimo Panini Editore: «Papà mi ha dato fiducia — afferma Panini — mi ha insegnato cos’è il coraggio per un imprenditore quando deve mettersi in gioco e rischiare. Insomma, mi ha trattata come un uomo. E poi mi hanno aiutata due caratteristiche femminili: la flessibilità nelle decisioni e l’attitudine al problem solving».
Paola Caruso
Corriere della Sera del 17 luglio
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