giovedì 16 luglio 2009

Donne eredi di impresa, poche ma buone

Tra gli eredi delle aziende di fa­miglia ci sono ancora poche don­ne, ma buone. Anzi ottime. Secon­do uno studio della Copenaghen Business School in collaborazio­ne con Columbia University e New York University le imprese passate alla generazione successi­va «soffrono» per l’assenza di quote rosa: soltanto in pochi casi il comando va dal babbo alla fem­mina (numericamente vince il pri­mogenito maschio), ma quando questo succede la «signora della discendenza» è in grado di ottene­re risultati migliori dell’erede ma­schio.
Quali potrebbero essere i motivi? Per Luisa Todini (41 an­ni), presidente della Todini Finan­ziaria che controlla la Todini Co­struzioni, il segreto della Ceo rosa è la capacità di svolgere più com­piti simultaneamente: «La donna è multitasking — spiega Todini che da quando gestisce il busi­ness di famiglia (otto anni) ha tri­plicato il fatturato e assunto più dipendenti con i tacchi — spesso ha una visione aziendale a 360 gradi e questo può fare la differen­za, anche se non sono sicura che il successo dipenda da una distin­zione di genere. Certo, non ho il fiuto di papà, ma ho la capacità di motivare la squadra. Uno svantag­gio? Se sei donna, non puoi per­metterti di dire neanche una sciocchezza perché non ti viene perdonata». Lo scarso numero di imprenditrici può dipendere dal­le scelte di vita delle lavoratrici, più che dalle decisioni testamen­tarie del capo famiglia. Ne è con­vinta Federica Guidi (classe 1969), direttore generale della Du­cati Energia e presidente dei Gio­vani di Confindustria. «La direzio­ne aziendale non si concilia con altri interessi, come la famiglia— sottolinea Guidi — di conseguen­za è meno considerata dalla don­na, anche se sta aumentando la presenza femminile in lavori pret­tamente maschili. Perché le im­prenditrici eredi hanno successo? Credo siano più motivate e consa­pevoli delle rinunce. La motivazio­ne è fondamentale: per esempio mio padre ha tentato di disincen­tivarmi e scoraggiarmi».E ha imparato tutto dal genito­re, lavorandoci gomito a gomito, Laura Panini, 48 anni, ammini­­stratore delegato e presidente del­la Franco Cosimo Panini Editore: «Papà mi ha dato fiducia — affer­ma Panini — mi ha insegnato co­s’è il coraggio per un imprendito­re quando deve mettersi in gioco e rischiare. Insomma, mi ha tratta­ta come un uomo. E poi mi hanno aiutata due caratteristiche femmi­nili: la flessibilità nelle decisioni e l’attitudine al problem solving».
Paola Caruso
Corriere della Sera del 17 luglio

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